Incendi e covid: una relazione pericolosa

Incendi e covid: una relazione pericolosa

Gli incendi che hanno devastato l’Ovest degli Stati Uniti nel 2020, espressione massima di quei cambiamenti climatici che tanto ci fanno preoccupare (o dovrebbero farci preoccupare), non sono solo responsabili di enormi danni materiali, ma sarebbero anche connessi a un aumento nei casi di covid: lo afferma uno studio condotto dall’Università di Harvard e pubblicato su Science Advances, che guarda alle conseguenze per la salute di un’esposizione all’inquinamento a breve termine.

Che l’inquinamento giocasse un ruolo fondamentale nel contribuire a un aumento dei casi gravi e letali di covid si sapeva da tempo: ma il fatto che alti livelli di particolato fine (PM2,5, ovvero particelle di grandezza inferiore a 2,5 micron) siano responsabili di un aumento generale dei casi è una scoperta che deve far riflettere, anche pensando alle possibili conseguenze dei recenti incendi che hanno bruciato il Sud della nostra penisola. Secondo Francesca Dominici, a capo dello studio, negli Stati Uniti i nuovi casi di covid direttamente connessi agli incendi divampati tra marzo e dicembre 2020 sarebbero quasi 20.000, e 748 le morti. Un aumento di dieci microgrammi di PM2,5 per metro cubo di aria in 28 giorni sarebbe connesso a una crescita dell’11,7% dei casi di covid, e a un +52,8% dei decessi. Il motivo sarebbe il particolato fine (PM2,5) presente nel fumo, che attenua la risposta immunitaria compromettendo la funzione dei globuli bianchi, oltre a infiammare le cellule presenti nelle vie respiratorie.