TENERE le finestre aperte il più possibile potrebbe essere uno strumento centrale per contrastare la trasmissione del coronavirus Sars-Cov-2. La continua ventilazione consente di ridurre significativamente la presenza di minuscole particelle di virus sospese nell’aria (il cosiddetto aerosol o trasmissione airborne) che soprattutto negli ambienti chiusi può rappresentare un veicolo di diffusione del virus. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physics of Fluids.

Aerosol e Coronavirus

L’aerosol è composto da una sospensione di particelle molto piccole, di dimensioni inferiori ai 5 micrometri (millesimi di millimetro), emesse durante la respirazione oppure che sono i residui di goccioline più grandi prodotte mentre si parla. Le particelle possono sostare o essere trasportate nell’aria, permanendo per un tempo che ancora è da stabilire. Di questo argomento si discute ormai dall’inizio della pandemia. Fino a poco tempo fa la trasmissione airborne (al chiuso o all’aperto ma in luoghi molto affollati) non era segnalata fra le possibili vie di contagio e solo recentemente è stata inserita ufficialmente nella lista da alcune autorità sanitarie di riferimento. E oggi fioccano gli studi sul tema: ad es. una ricerca appena pubblicata su Environment International mostra che aerare adeguatamente gli spazi indoor potrebbe essere efficace, nella prevenzione del contagio, almeno tanto quanto tenere le distanze e il lavaggio frequente delle mani.

Lo Studio

I ricercatori hanno utilizzato modelli computazionali per riprodurre il movimento delle piccolissime particelle di saliva contenute nell’aerosol, in varie condizioni di aerazione all’interno della classe. I risultati mostrano che le particelle possono essere trasmesse anche a distanza di quasi 2 metri e mezzo, e questo accade perché vengono trasportate da correnti e altri movimenti dell’aria.

Ma c’è una buona notizia:

- il 70% delle goccioline di dimensione di un micrometro viene eliminato dall’aula quando le finestre vengono tenute aperte.

Condizionatori, meglio senza ricircolo

Se tenere la finestra aperta è un’arma valida, al contrario, accendere i condizionatori – peraltro non molto diffusi nelle scuole – non è un metodo altrettanto efficace. Stando allo studio l’aria condizionata rimuove circa il 50% di queste particelle, mentre le restanti permangono nell’aria oppure vengono depositate sulle superfici e possono successivamente rientrare in circolo. “Qualora si scelga l’aria condizionata – l’ideale sarebbe optare per sistemi non basati sul ricircolo, cioè che non sfruttano soltanto l’aria interna, ma che ne prelevano parte dall’esterno”. Nelle automobili e nei mezzi di trasporto quest’opzione è presente, a differenza dei condizionatori nelle abitazioni o negli uffici, che non sempre ne sono dotati.

Dal plexiglas ai vestiti

Un aiuto, poi, potrebbe arrivare anche dall’uso di schermi di plexiglas. Gli autori, infatti, hanno rilevato che possono essere utili, in classe, nel ridurre la diffusione di particelle (quelle da un micrometro) fra uno studente all’altro. Ma anche la posizione in cui è seduto l’allievo conta: le postazioni più sicure sono i banchi negli angoli in fondo. Dunque, stavolta non è una scusa, per bambini e ragazzi più vulnerabili al Covid, ad esempio per la presenza di altre patologie, è meglio scegliere l’ultimo banco e il posto laterale.