Gli psicologi lo consigliano per tenere a bada l’ansia. Gli storici lo raccomandano come miniera di dati per future ricerche sulla pandemia. “Caro diario”: negli Usa, sotto scacco per il coronavirus, l’abitudine di annotare emozioni e fatti salienti del giorno è tornata prepotentemente in auge. I primi suggerimenti a prendere carta e penna (meglio del computer) per fermare ricordi e pensieri del cuore sono arrivati già a metà marzo prima ancora del lockdown che ha isolato milioni di americani nelle loro case.

“L’iniziativa – “Chiamatelo diario del Coronavirus, diario della peste, ma è importante. Un giorno vorrete avere una traccia”, aveva scritto su Twitter la biografa e critica letteraria Ruth Franklin due giorni prima che lo Stato di New york confermasse i suoi due primi decessi. La Franklin, attualmente alle prese con una biografia di Anna Frank, non fa mistero dell’importanza della diaristica nel suo lavoro ma anche personalmente, per andare avanti in tempi come i nostri nella vita di tutti i giorni. Da allora i diari della pandemia si sono moltiplicati, non solo con carta e penna ma anche sui social network, con l’ansia come minimo comune denominatore. C’è chi scarica il panico del vivere sottochiave, chi tiene il conto dei sintomi dopo il contagio. Chi annota le statistiche di malati, morti e guariti, chi fissa ricette o la lista della spesa, chi disegna gli interni di casa o quel che vede dalla finestra.